venerdì 28 novembre 2014

Gli snodi della riforma costituzionale su Senato, Titolo V e assetto degli Enti locali


Una proposta lombarda per la riforma costituzionale. Se ne è parlato oggi in occasione del convegno promosso dal Consiglio regionale sul tema "Gli snodi della Riforma costituzionale su Senato, Titolo V e assetto degli Enti locali.



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 L'apertura dei lavori è affidata al Presidente del Consiglio regionale, Raffaele Cattaneo.
Nel corso della mattinata è stata presentata, insieme ad altre ipotesi, anche una proposta per la riorganizzazione del sistema delle Regioni: Limonte (6 milioni di abitanti), Lombardia (9,7 milioni), Triveneto (7,1 milioni), Toscana-Emilia (8 milioni), Lazio-Umbria-Marche (7,9 milioni), Abruzzo-Molise-Puglia (5,6 milioni), Campania-Basilicata-Calabria (8,3 milioni). Sicilia (4,9 milioni). Sardegna (1,6 milioni).
"Si tratta di una proposta che ho presentato durante la Conferenza delle Assemblee legislative regionali e a tutti i capigruppo del nostro Consiglio regionale - ha affermato il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo  - Il regionalismo va difeso perché è ancora oggi una forma organizzativa dello Stato adeguata che dà risposte concrete alle esigenze dei cittadini, ma che dopo tanti anni ha molti aspetti che sono da rivedere e superare. L'accorpamento a 9 Regioni ha l'obiettivo di aggregare territori più simili per dimensioni e prodotto e costruire soggetti più adeguati".
Lo scorso 25 novembre in Francia con la 'Carte amministrative a 13 Regions' ha adottato una proposta analoga: si è passati da 22 a 13 Regioni più forti.
Sulla possibile aggregazione stanno già lavorando, oltre alla Lombardia, anche altre Regioni, ma resta un tema aperto: "Il vero punto critico è rappresentato dalle Regioni a Statuto Speciale, che difendono la loro specialità, che con il tempo è diventata meno motivata e che dunque può essere messa in discussione. Forse è venuto il momento di rivedere questo criterio, affidando la richiesta di maggiore autonomia soprattutto a quelle Regioni che hanno saputo dimostrare di utilizzare bene quegli spazi di libertà che sono stati loro concessi".


Una riforma che va nella direzione di depotenziare o peggio azzerare il ruolo e le funzioni delle Regioni mi vede fortemente contrario – ha sottolineato nel suo intervento il governatore, Roberto Maroni - Mi auguro pertanto che il testo che andrà in Parlamento a metà dicembre possa essere sensibilmente modificato e migliorato. La complessità del sistema regionale deve essere gestita come una ricchezza, non deve e non può essere azzerata: le Regioni non sono quei centri di spreco che da più parti ci vengono oggi dipinte, è giusto punire e colpevolizzare chi ha sbagliato, ma non possiamo generalizzare. La Lombardia da sola per popolazione e struttura economica e sociale sarebbe il sesto Stato europeo: in ambito nazionale è la Regione con il costo pro capite più basso (19 euro), inferiore addirittura di oltre dieci volte rispetto a quello di altre Regioni italiane”.
Maroni si è quindi soffermato sull’emendamento presentato ieri in Parlamento alla Legge di Stabilità, che prevede l’obbligo per le Regioni di farsi carico del 50% del costo del personale delle Province indipendentemente dalle competenze assegnate: “E’ una ipotesi inaccettabile – ha detto il presidente della Giunta lombarda- e che potrebbe comportare per le casse regionali già oggi colpite da tagli indiscriminati da parte del Governo un ulteriore costo di 130 milioni all’anno”.

Lorenza Violini, Professore ordinario di Diritto costituzionale dell' Università degli Studi di Milano ha spiegato che esistono  elementi di positività nella riforma che faranno del nuovo Senato un organo con una fisionomia politica sostanziale soprattutto per quanto riguarda i rapporti con l’Europa e questo deve essere valorizzato. Il nuovo Senato manterrà poi i propri poteri su alcune materie importanti nei confronti con la Camera e potrà dire la sua – tanto per citarne alcune-  sulle riforme istituzionali,  le leggi di attuazione, la nomina di 2 giudici della Corte Costituzionale,  famiglia, tutela della salute,  legislazione sugli enti locali e per le richieste di forme particolari di autonomia da parte delle regioni.

Stelio Mangiameli, professore Ordinario di Diritto Costituzionale dell'Università degli Studi di Teramo ha rilevato che oggi il potere è governativo e non nella legislazione statale. Basta leggere la Gazzetta Ufficiale per rendersene conto: il ruolo del Parlamento è molto diminuito. La centralità del Governo non è più amministrativa ma legislativa. Tutto questo è un bene? Serve per uscire dalla crisi, per far ripartire l’economia e creare nuovi posti di lavoro?

Franco Pizzetti, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale dell'Università degli Studi di Torino ha giudicato il testo positivo, sottolineando che la competenza bicamerale costituisce un rafforzamento del ruolo della Regione. Restano, però, ha aggiunto, degli aspetti che andrebbero maggiormente approfonditi. Alcune lacune potrebbero essere colmate con un dibattito più esteso ma al momento non credo sia possibile. E' 34 anni che si attende una riforma costituzionale e rimandare ancora l'eventuale approvazione rappresenterebbe un ennesimo rinvio. 

Il pomeriggio si è aperto con una tavola rotonda.  Fra le considerazioni di Massimo Garavaglia, (coordinatore della Commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni e Assessore regionale all'Economia) la necessità di essere consapevoli che una ristrutturazione così importante della macchina pubblica deve essere accompagnata da una adeguata previsione di risorse, tanto più in presenza di una forte tensione sociale,
Il Presidente Cattaneo ha poi letto un messaggio di Eros Brega, coordinatore della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali. "Il governo delle politiche pubbliche richiede un elemento strategico di livello nazionale, da cui partire per riorganizzare i livelli istituzionali sui territori".

Una delle considerazioni di sintesi di Enrico Brambilla (capogruppo PD) mette l'accento sulla scelta, che si prefigura, fra il continuare a rinforzare il ruolo legislativo delle Regioni o il "derubricarle" a organi amministrativi.  
"La riforma va fatta, perché si pone obiettivi positivi: superamento del bicameralismo, migliore definizione delle competenze, riduzione dei costi della politica - ha detto il capogruppo del PD Enrico Brambilla -. Ci sono però alcune criticità che vanno risolte, in particolare per consentire alle Regioni in equilibrio di avere maggiore autonomia, perché così potrebbero far meglio e con meno costi. Le Regioni devono però anche fare una profonda autocritica rispetto al loro funzionamento fin qui conosciuto".

"Quello che è mancato al nostro Paese è una forte regionalizzazione - ha spiegato il Presidente della Lista Maroni, Stefano Bruno Galli - Non esiste nella storia delle istituzioni, a partire dal Settecento, che le riforme vengano dettate da scandali, crisi o esigenze contingenti. Le riforme servono a una migliore organizzazione della democrazia, e certo la lentezza dei processi burocratici ha rappresentato un alibi per non cambiare nulla. Oggi però ci sono dei limiti nel processo di riforma costituzionale: introdurre ad esempio il principio della concorrenza causa un conflitto tra le Regioni che contrasta con l'altro principio del governo multilivello. E non dimentichiamo che la Delrio rappresenta un vulnus significativo, togliendo risorse e competenze dirette ai sindaci".

Secondo Dario Violi (M5S), che ha chiuso la tavola rotonda prima di dare spazio al dibattito tra i partecipanti al convegno, "la riforma costituzionale esce da un Parlamento non legittimo, cioè non scelto dal popolo. L'esito delle ultime elezioni regionali, con l'alta percentuale di astensionismo, è sintomatico. Non si riordina un assetto dello Stato senza la partecipazione popolare. Se si vuole rispondere ad una esigenza del sistema bisogna farlo con la partecipazione di tutte le realtà, soprattutto con i rappresentanti dei territori"..